Sindrome di adattamento generale

L’approccio medico convenzionale è centrato sulla malattia come entità ben distinta, con la propria eziologia e con una diagnosi senza riguardo al contesto in cui si manifesta e all’individuo che ne è afflitto. Ogni patologia presenta un ben preciso programma standardizzato di terapia uguale per tutti e le indagini convenzionali sono state messe a punto per evidenziare la presenza di un danno cellulare.

L’approccio di medicina funzionale è centrato sul paziente e la malattia è considerata come il risultato finale di disfunzioni individuali generate da mediatori e “triggers”. I sintomi clinici da alterata funzione possono manifestarsi molto tempo prima del danno cellulare evidenziabile con le indagini convenzionali e la maggior parte dei sintomi non rientra nei protocolli studiati né le analisi utilizzate risultano positive.

Oggi sappiamo che la predisposizione genetica non è predominante, ma la malattia necessita di cofattori quali cattive abitudini di vita, alimentazione, stress, inquinamento ambientale e situazioni scatenanti chiamate in inglese “triggers”(traumi, tossine, farmaci, allergeni, calore, microbi…). Le situazioni scatenanti possono essere infinite e spesso è impossibile eliminarle, ma capirle a fondo consente di prevenire l’attivazione dei mediatori.

Questi mediatori possono essere:

  • biochimici (neuropeptidi, citochine, radicali liberi…)
  • cognitivo/emozionali (paura, ansia, scarsa autostima…)
  • sociali (perdita di risorse e condizionamento ambientale)
  • strutturali (traumi, malocclusioni, disturbi posturali…)

Ogni genere di stress (fisico, chimico, psichico…) richiede adattamenti da parte del nostro fisico che reagisce ai vari e differenti stimoli sempre allo stesso modo: questa è la sindrome di adattamento studiata e definita dal Dr. Hans Selye.

Consiste di tre fasi: allarme, resistenza, esaurimento.

Fase di allarme

L’organismo umano si mantiene in salute finchè è in grado di incrementare la produzione di molecole energetiche (ATP) in relazione agli adattamenti da porre in atto per mantenere l’omeostasi (equilibrio) interna rispetto alle variazioni esterne. Quando un “trigger” viene a contatto con l’organismo umano, grazie alla messa in circolo di specifici neurotrasmettitori, stimola la parte “simpatica” del Sistema Nervoso Autonomo che attiva la risposta metabolica necessaria a produrre un maggior quantitativo di ATP. Ci troviamo di fronte a un incremento di funzione delle ghiandole endocrine cataboliche (tiroide, ipofisi anteriore, testicoli, parte midollare della ghiandola surrenale) che consumano vitamine (B1, B6, B12, C, D, E,) e minerali (calcio, sodio, cobalto, rame, selenio).

Fase di resistenza

Quando la situazione stressante non si risolve e l’iperproduzione energetica non è sufficiente per ribilanciare l’organismo, permane nel tempo una iperfunzione metabolica che permette di continuare a sostenere lo stress. Anche qui abbiamo un consumo notevole di vitamine (B1, B2, B3, B5, B6, C) e minerali (magnesio, potassio, ferro, manganese, zinco).

Fase di esaurimento

Il nostro stile di vita attuale è stressante oltre ogni limite, molte persone sono completamente sfinite dallo stress e sperimentano gli effetti di questa terza fase. Durante questa fase l’organismo umano esaurisce lentamente tutte le riserve di ATP disponibili accantonate nell’intento di controbilanciare lo stress cronico costantemente attivo. Da questo momento in poi esso riesce ad ottenere l’energia necessaria non più attraverso le normali vie biochimiche ma autodistruggendo i propri tessuti degradando proteine e non più glucosio. Ora diventano dominanti le ghiandole endocrine anaboliche (pancreas, ipofisi posteriore, paratiroidi, corteccia surrenale e ovaie) in grado di antagonizzare tiroidi e surrenali con aumento del consumo di vitamine (B1, B6, B12, C,D,E) e minerali (calcio, magnesio, rame, cobalto, selenio).

Ogni singolo istante della nostra vita è collegato in qualche modo ad un evento stressante. Ogni momento è quindi associato ad una fase della sindrome di adattamento generale che quindi, entro certi limiti fisiologici di risposta, è una condizione normale di ogni essere vivente.

I problemi insorgono quando una di queste fasi non rimane dinamica e si cronicizza con una prevalenza simpatica (catabolica) o parasimpatica (anabolica).

 

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