I biomarker dell’aging sono i principali indicatori che incidono attivamente in modo diretto e/o indiretto, attraverso complessi meccanismi biochimici e talvolta biofisici, sul processo di invecchiamento dell’organismo.
I biomarker agiscono a volte indipendentemente gli uni dagli altri, ma più di frequente agiscono in sinergia, alimentandosi a vicenda e contribuendo a logorare l’organismo, che diventa incapace di riparare i settori danneggiati al suo interno.
Questi marker vanno sempre presi in considerazione per individuare bersagli “terapeutici” per contrastare il processo di invecchiamento, per ottimizzare una condizione di effettivo benessere e per condizionarli attivamente.
Il medico può stabilire ulteriori percorsi di screening personalizzati monitorandone l’andamento nel tempo.
I biomarker dell’aging sono:
- infiammazione
- glicazione
- metilazione
- stress ossidativo
INFIAMMAZIONE
Quello che noi conosciamo meglio è l’infiammazione acuta perché tutti ne abbiamo sofferto in qualche circostanza, ma qui parliamo di infiammazione cronica di basso grado, un livello costante di infiammazione che logora l’organismo, definita come “inflammaging” ossia infiammazione associata all’invecchiamento. E’ considerata come “la madre di tutte le lesioni”.
E’ noto da tempo che la vecchiaia è caratterizzata da uno stato proinfiammatorio e che molte malattie correlate all’età, se non tutte, condividono una patogenesi infiammatoria che porta all’attivazione del danno tessutale.
Nel corso dell’infiammazione cronica la risposta immunitaria, la lesione tessutale e la riparazione procedono simultaneamente. Il danno causato da questo tipo di infiammazione si accumula lentamente, qualche volta in modo asintomatico per anni, e può portare a un grave deterioramento del tessuto.
La risposta infiammatoria consta di una complessa rete di interazioni molecolari e cellulari per facilitare il ritorno all’omeostasi fisiologica ed alla riparazione tessutale ed è essenziale per la sopravvivenza e necessaria per far fronte agli agenti dannosi.
L’infiammazione cronica può essere considerata come la conseguenza della perdita dei meccanismi protettivi propri della cellula nei confronti di agenti nocivi ambientali chimici, fisici o biologici.
La chiave per invecchiare con successo è collegata alla necessità di diminuire l’infiammazione cronica senza compromettere una risposta acuta in caso di esposizione dell’organismo verso gli agenti patogeni.
Ecco che il cardine di un approccio “anti-aging” diventa il controllo dei processi infiammatori attraverso il recupero di una corretta impostazione alimentare, una regolare e ben bilanciata attività motoria e l’utilizzo di supplementi nutrizionali specifici e mirati.
L’alimentazione appropriata è il primo passo per ridurre l’infiammazione. Numerosi studi sottolineano come la restrizione calorica favorisca la riduzione dell’infiammazione. E come ci ha insegnato la D.ssa Kousmine dobbiamo evitare la farina bianca raffinata o farine macinate da troppo tempo, lo zucchero e i carboidrati non integrali, gli oli vegetali idrogenati (margarine) o estratti a caldo perché sono senza nutrienti e sono anche proinfiammatori.
Fondamentali come antinfiammatori sono gli omega 3 derivati dal pesce e dalle alghe, che dovremmo assumere come supplementi nutrizionali perché il dosaggio standard è di 1-2 grammi al giorno. Il rapporto omega 6/omega 3 è notevolmente peggiorato rispetto ai primi del novecento da 4:1 a 25:1 creando un forte squilibrio che ha portato all’aumento dell’infiammazione. Queste molecole sono in grado di contrastare la senescenza cardiovascolare e cerebrale grazie anche alla loro capacità di favorire la biosintesi di agenti antiossidanti.
Una spezia con spiccata azione antinfiammatoria sia in fase acuta sia cronica è la Curcuma longa : un cucchiaio da minestra abbondante al giorno abbinata ad un pizzico di pepe per una maggiore biodisponibilità o come supplemento nutrizionale in capsule. Numerosi studi hanno evidenziato le proprietà antinfiammatoria, antivirale, antiossidante, detossificante generale e in particolare del fegato.
Un’altra sostanza naturale con azione sovrapponibile ai classici farmaci antinfiammatori clinicamente dimostrata è la Boswellia serrata.
Ampi sono i margini di sicurezza e di non tossicità legati alla sua assunzione.
Anche il resveratrolo, un polifenolo naturale, è in grado di esercitare un’attività antinfiammatoria oltre a quella antiossidante con ampi margini di sicurezza e di non tossicità.
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